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	<title>Negozio Online &#187; tendenza</title>
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		<title>Buoni pasto in azienda: ROI garantito, anche per microimprese</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 22:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni si è consolidata la tendenza, da parte delle aziende, a fornire ai propri dipendenti dei ticket per il pranzo in sostituzione del servizio di mensa. I buoni pasto possono ormai essere considerati al pari dei soldi contanti: essendo fruibili presso varie tipologie di esercizi commerciali esterni, rappresentano dunque un vero e proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image2479" src="http://blog.pmi.it/wp-content/blog.pmi.it_uploads/2008/12/buoni.jpg" alt="buoni.jpg" align="left" />Negli ultimi anni si è consolidata la tendenza, da parte delle aziende, a fornire ai propri dipendenti dei <strong>ticket</strong> per il pranzo in sostituzione del servizio di mensa.</p>
<p>I <strong>buoni pasto</strong> possono ormai essere considerati al pari dei soldi contanti: essendo fruibili presso varie tipologie di esercizi commerciali esterni, rappresentano dunque un vero e proprio <strong>salario aggiuntivo</strong>, anche se con diverso trattamento fiscale rispetto alle tradizionali voci in busta paga.</p>
<p>Il <strong>segreto del loro successo</strong>, perciò, è probabilmente da attribuire ai notevoli vantaggi, avvertiti da tutte le parti in gioco: dipendenti, esercenti e persino le aziende stesse.</p>
<p><span id="more-599"></span><br />
Per quanto riguarda il <strong>datore di lavoro</strong>, in particolare, analizziamo le tre alternative possibili:</p>
<ul>
<li>acquistare i ticket da società terze da fornire al proprio personale;</li>
<li> dare ai dipendenti dei soldi in più in busta paga;</li>
<li> mettere a disposizione un servizio mensa.</li>
</ul>
<p>La prima scelta porta le aziende <strong>a risparmiare fino all’84%</strong>, poiché il buono pasto viene <strong>catalogato dalla normativa</strong> come un <strong>servizio </strong>sostitutivo a quello mensa, quindi è <strong>esente per legge da tassazioni</strong>, nonchè contributi, rate di tredicesima, quattordicesima, ferie e TFR. Il tutto fino ad un prezzo di 5,29 euro (valore classico di un buono).</p>
<p>Quindi non solo i <strong>5,29 euro</strong> dati al dipendenti risultano essere la spesa effettiva che un’impresa affronta &#8211; che in caso di <strong>convenzioni </strong>possono anche essere meno &#8211; ma <strong>per le aziende</strong> esiste anche il <strong>vantaggio in più</strong>: i buoni possono essere detratti.</p>
<p>Questo a fronte delle <strong>agevolazioni </strong>scattate dal 1° settembre per mezzo dell’<a href="http://ordineingegneri.rg.it/download/circ-32-2008/detraibilita-iva.pdf">articolo 83, comma 28 bis del decreto legge 112/2008</a> sugli oneri per la somministrazione di alimenti e bevande ai dipendenti di imprese e professionisti.</p>
<p>Scegliendo la seconda alternativa, l’azienda si troverebbe per ogni 5,29 euro dato al dipendente a spendere in realtà <strong>9,98 euro</strong>.</p>
<p>Il <strong>servizio mensa</strong> invece presenta alcuni fattori sconvenienti non rientrando nel campo di applicazione del limite di deducibilità di 5,29 euro, ed è quindi soggetta agli oneri previdenziali e fiscali, entrando a far parte a pieno titolo nella retribuzione totale erogata al dipendente. Dunque viene applicata l’IVA del 4% sul valore della prestazione delle mense (sia interne che esterne appaltate dall’azienda).</p>
<p>Una <strong>piccola impresa </strong> non ha sempre il “dovere” di fornire buoni pasto ai dipendenti, ma i benefici in termini fiscali (oltre che di consolidamento del rapporto con il proprio team) non sono da sottovalutare.</p>
<p>Il consiglio è di chiedere al proprio commercialista un consiglio pratico, che risponda al profilo della propria azienda.</p>
<p>Anche dal punto di vista dei <strong>dipendenti</strong> i vantaggi nell’adozione dei buoni pasto sono molteplici. Vediamo le due alternative per i lavoratori dipendenti:</p>
<ul>
<li>chiedere al datore di lavoro un’indennità di mensa in busta paga;</li>
<li>chiedere il rilascio di buoni pasto.</li>
</ul>
<p>Anche in questo caso, la seconda scelta comporta dei <strong>vantaggi fiscali</strong> essendo esenti da trattenute fino a 5,29 euro consentono un <strong>potere di spesa maggiore del 40%</strong> (valore che verrebbe pagato al fisco scegliendo la prima strada).</p>
<p>Inoltre la loro odierna diffusione ha fatto sì che attualmente possano essere utilizzati e convertiti in beni di consumo presso molti esercii commerciali, che a loro volta sono avvantaggiati dall’accoglierli attirando così sempre più clienti.</p>
<p>A chiudere il ciclo del vantaggio economico è la società che emette i tiket e li vende alle imprese: per incentivare anche quelle di piccole dimensioni, sono in netto aumento le <strong>formule premio</strong> tanto per le aziende che per i dipendenti, che mirano a consolidare questo circolo virtuoso premiando tutti gli attori della catena.</p>
<p>Un <strong>business</strong>? Anche, ma non solo: i buoni pasto <strong>contribuiscono al benessere del lavoratore</strong> che ovviamente si ripercuote positivamente sulle attività lavorative e sulla produttività dell’impresa.</p>
<p>Un servizio, quello dei buoni pasto, che sembra dunque far felici tutti. Basta tener d’occhio l’eventuale  <strong><a href="http://www.adoc.org/index/it/comunicati.show/sku/4013/buoni-pasto.html">perdita del loro valore d’acquisto</a></strong>: il limite indicato per legge perchè i buoni pasto siano esenti da tasse rimane fermo a 5,29 euro, un valore limite con cui al giorno d’oggi non è semplice da mantenere.</p>
<p>Non a caso, le associazioni di categoria stanno chiedendo da tempo che venga <strong><a href="http://www.fipe.it/fipe/Ufficio-st/Comunicati/FIPE/2008/buoni-pasto-dieci-euro.doc_cvt.htm">innalzata la quota defiscalizzata</a></strong> dei buoni pasto, prendendo ad esempio paesi europei come il Portogallo (6,70 euro), la Francia (7,00 euro) o la Spagna (ben 9,00 euro).</p>
<p>Tags: <a rel="tag" href="http://blog.pmi.it/tag/buoni-pasto/">buoni pasto</a> <a rel="tag" href="http://blog.pmi.it/tag/mense/">mense</a></p>
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		<title>Social lending: la community che fa credito</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer&Elettronica]]></category>
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		<description><![CDATA[La crisi finanziaria ha reso le banche ancora più prudenti di prima nel concedere crediti e finanziamenti, stringendo ancora di più i cordoni di una borsa che tutto sommato non è mai stata così prodiga. L’intermediazione delle banche sui prestiti, soprattutto su quelli a breve termine è quindi percepita come troppo onerosa sia sul piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image2428" src="http://blog.pmi.it/wp-content/blog.pmi.it_uploads/2008/11/social_lending.jpg" alt="social_lending.jpg" align="left" />La crisi finanziaria ha reso le banche ancora più prudenti di prima nel concedere crediti e finanziamenti, stringendo ancora di più i cordoni di una borsa che tutto sommato non è mai stata così prodiga.</p>
<p>L’<strong>intermediazione</strong> delle banche sui prestiti, soprattutto su quelli a <strong>breve termine</strong> è quindi percepita come <strong>troppo onerosa</strong> sia sul piano delle condizioni economiche richieste per la restituzione che nei termini generali per la concessione del credito.</p>
<p>Gli effetti di questo nuovo giro di vite? Dall’altro lato della barricata, i soggetti che normalmente chiedono e utilizzano tali finanziamenti per svolgere attività di impresa, hanno iniziato a guardarsi intorno.<br />
Anzi, a guardarsi in <strong>rete</strong>, al fine di trovare soluzioni più accessibili e sostenibili in risposta alle proprie esigenze di liquidità.<br />
In altre parole, ottenere denaro in prestito a un costo inferiore rispetto ai criteri del <strong>sistema creditizio tradizionale</strong>.</p>
<p><span id="more-534"></span></p>
<p>Cresce dunque l’interesse (e soprattutto le richieste) per il sistema di <strong>prestiti peer-to-peer</strong>, erogati attraverso il <a title="ictv_SocialLending" href="http://www.ictv.it/file/vedi/597/social-lending/" target="_blank">social lending</a> (prestito sociale).<br />
Si tratta di un fenomeno nato nel Regno Unito nel 2005 dall’incontro tra <strong>Web 2.0</strong> e <strong>Finanza</strong> e approdato in Italia a gennaio 2008.</p>
<p>Il sistema permette l’incontro tra domanda e offerta di denaro tra semplici utenti della rete, con il risultato di incentivare l’incremento dei tassi di interesse per chi presta, ma anche di spuntare tassi più favorevoli per chi chiede un prestito.</p>
<p>In Italia, attualmente, le due realtà più attive del settore sono <a title="Boober_HomePage_it" href="https://www.boober.it/" target="_blank">Boober</a> e <a title="Zopa_HomePage_it" href="http://www.zopa.it/ZopaWeb/" target="_blank">Zopa</a>, che recentemente hanno visto aumentare in modo significativo visite e registrazioni ai rispettivi siti.</p>
<p>Ciò non ha tuttavia portato a grossi aumenti (15 &#8211; 20%) nella conclusione di nuovi accordi mentre, in qualche modo, si rileva anche in questo settore una tendenza significativa al <strong>peggioramento della qualità del credito</strong>.<br />
Proprio il comportamento più prudente delle banche tradizionali ha convogliato potenziali clienti in difficoltà dai normali canali di credito, alcuni dei quali convinti che i controlli sul Web siano più facili da superare. Speranze che vengono tuttavia deluse dallo svolgimento di <strong>accertamenti sul merito di credito</strong> e dalla conseguente <strong>attribuzione di un rating</strong> che, allo stato attuale, fissa a circa il 40% il limite delle richieste approvate.</p>
<p>Il <strong>social lending</strong> può dunque rappresentare, anche per le <strong>Pmi</strong> e le <strong>microimprese</strong>, uno degli <a title="pmi.it_news_06/11/2008" href="http://www.pmi.it/lavoro-e-imprenditoria/news/3751/impresa-italia-5-mld-alle-pmi-da-unicredit-.html" target="_blank">strumenti disponibili</a> per risolvere temporanee esigenze di liquidità legate, ad esempio, al <a title="pmi.it_news_03/11/2008" href="http://www.pmi.it/lavoro-e-imprenditoria/news/3725/aziende-afflitte-dal-credit-crunch.html" target="_blank">ritardo dei pagamenti</a>,  tenendo comunque a mente che anche sul web 2.0, quando si parla di credito, i soggetti operano all’interno di un sistema di regole, a garanzia sia di chi presta che di chi riceve denaro.</p>
<p>Tags: <a rel="tag" href="http://blog.pmi.it/tag/credito/">Credito</a> <a rel="tag" href="http://blog.pmi.it/tag/crisi-finanziaria/">crisi finanziaria</a> <a rel="tag" href="http://blog.pmi.it/tag/pmi/">pmi</a> <a rel="tag" href="http://blog.pmi.it/tag/social-lending/">Social Lending</a></p>
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